Dacia Maraini, una grande festa per celebrare la vita, la scrittrice narra del suo incontro con la morte e di un’antica visione per accettarla

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Tempo di lettura: 2 minuti

di Antonio Defina

Il romanzo “La grande festa” scritto nel 2011 da Dacia Maraini ed edito dalla casa editrice Rizzoli, è di genere autobiografico. Il fulcro della narrazione è la morte, l’ultimo tabù della nostra società ipertecnologica, virtuale e materialistica. La scrittrice ce la descrive così come l’ha conosciuta, improvvisa per il suo amato Alberto Moravia e per il suo caro amico Pier Paolo Pasolini, straziante per la perdita della sorella Yuki e del compagno Giuseppe Moretti dopo una lunga malattia, temuta per la madre ultimo grande affetto ancora presente alla stesura del testo.

Dacia Maraini condivide il suo percorso esistenziale tra nostalgia ed emozioni, con una lingua semplice, diretta ma scelta, coinvolgendo intimamente il lettore. Il suo cammino diventa il nostro cammino. Ma è giusto vivere in modo così angoscioso questo evento? L’autrice, così, ci mostra come altre culture, passate e presenti, diverse dalla nostra, affrontino questa tappa inevitabile, come un punto d’arrivo, un momento gioioso, non da allontanare ma da celebrare.

“Nel passato l’ora della morte veniva considerata un momento di santità, di bellezza ineffabile e di comunione estrema con coloro che rimanevano. Una grande festa… Al morente che nutriva tale aspettativa di rado essa veniva negata, era la sua consolazione, la consolazione di coloro che gli volevano bene per il fatto di doversi separare. Per molti tale certezza era la fonte della speranza non solo di una buona morte, ma anche dell’esistenza buh di Dio e di una vita ultraterrena.» (Dacia Maraini, La grande festa, Rizzoli 2011, p.116)

Tra ironia e malinconia ci invita e “si” invita a trarne insegnamento. Ed è vero all’interrogativo iniziale non c’è risposta certa, ma dopo la lettura di questo libro, ci sentiamo più forti, più consapevoli e pronti ad affrontare la caducità della vita. Nonostante l’argomento sia un po’ “offlimits”, non è possibile perdersi questo racconto di vita, una perla da custodire nel bagaglio della memoria per non lasciarsi sopraffare dalla paura dell’inevitabile.

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